Come si vede dalla foto, non è un articolo di calcio, anche se lo inizio parlando di Cristian Chivu e di Carlos Cuesta, ovvero i due allenatori che più di tutti hanno
saputo stupire nel campionato ormai concluso. Due allenatori legati da un filo parmigiano: Chivu fu protagonista della salvezza dello scorso anno, e quest’anno ha dimostrato di saper gestire anche un gruppo più ambizioso (e inizialmente non unitissimo) come l’Inter. Cuesta, da parte sua, è stato forse ancor più sorprendente – in proporzione – perché ha condotto una squadra non certo di valore tecnico eccelso ad una salvezza tranquillissima, pur non avendo esperienza del campionato italiano.
Due stranieri (dettaglio non del tutto secondario): un rumeno e uno spagnolo che hanno fatto felici i parmigiani. E lo hanno fatto con la stessa ricetta: non dal punto di vista tattico, quanto del gruppo. Chivu aveva fatto del “noi” una bandiera, e Cuesta ha stupito proprio per come ha saputo a sua volta creare gruppo, riuscendo così a sopperire agli evidenti limiti dell’organico crociato.
Che cosa c’entra tutto questo con la suggestiva immagine, che riprterà tanti parmigiani all’infanzia, dei due “grilli” abbinati al Parco Ducale? Perché il calcio di gruppo di Chivu e Cuesta e il fascino senza tempo di queste due carrozine a pedali del nostro Giardino Pubblico sono un po’ il simbolo di ciò che sempre meno siamo come città. La fotografia della Parma di oggi è soprattutto una fotografia di individualismi, di ragionamenti singoli o di fazione, senza che mai lo sguardi si sollevi a vedere che cosa abbiamo di fianco.
Banale retorica? Sì, se ci volessimo fermare alla superficie. Ma se è vero che la verità sta nelle cose semplici, non può non colpirci la distanza fra ciò che noi stessi elogiamo (come appunto nel calcio) e ciò che pratichiamo ogni giorno. A dirlo più brutalmente, è sconcertante la cecità che sembra impedirci di vedere la necessità di costruire uno spirito di squadra anche in una città che, come tutte le città sta cambiando i connotati.
Certo, ci sono dei problemi: a volte anche gravi, come la violenza giovanile (spesso legata alla cosiddetta seconda generazione) o come il complicato dialogo con altre culture o religioni (di solito chi ne parla in questi termini pensa ai tanti islamici presenti a Parma, e ai quali abbina il rischio di un cambiamento dei connotati della città). Ed è comprensibile, al netto di qualche eccesso carico di ignoranza o razzismo, il dubbio che certi nostri presupposti consolidati possano essere snaturati.
Ma è proprio qui che dovrebbe intervenire il “noi” di Chivu e di Cuesta. Ovvero, occorre innanzitutto che ci siano valori condivisi e non negoziabili per tutti al di là delle differenti idee politiche (sui social di Parma, il giorno di Modena si sono letti anche interventi sinceramente penosi); e poi bisogna che questo dna di valori “parmigiani” sia condiviso – e spiegato – a chi arriva. A chi è qui comprensibilmente spiazzato e senza riferimenti, ma desideroso di inserirsi, e anche – senza sconti – a chi mostra di non volersi integrare. Perché la verità è molto semplice: o cerchiamo un dialogo (che può anche essere forte e spigoloso) oppure anche noi finiremo per contribuire – e questo vale anche per chi del drammatico caso di Modena ha dato una lettura parziale, sia da destra che da sinistra – ad alzare un muro che poi non sarà facile far cadere.
(PS – Tornando all’iniziale analogia calcistica, mi ha molto colpito – in positivo – il legame che si è creato fra l’attuale allenatore del Parma Carlos Cuesta e il mitico Nevio Scala. Anche questo è un insegnamento che va al di là del calcio, perché non riusciremo mai a costruire una Parma felice nel futuro se prima non studiamo il nostro passato…)
ILCIELODIPARMA.IT – Ultimi articoli:
- Sicurezza a Parma: 10 domande (serie) alla politica
- Il Sessantotto, la Cattedrale “occupata”, la città che non è più capace di dialogare
- Cardarelli: il manager, la Montedison e la lucciola di Pasolini
- Gli anni di galera di Villa Verdi: vergogna nazionale agli occhi del mondo
- Toscanini, la Scala e la violenza ignorante di fascismo e guerra: una storia da raccontare nelle scuole
Ambiente Antonio Mascolo arte Attilio Bertolucci Battistero Parma Benedetto Antelami Bernardo Bertolucci calcio Carlo Ancelotti Cinema Comune di Parma coronavirus Correggio Corvi Elezioni comunali Parma 2022 federico pizzarotti fotografia Fotografie di Parma gazzetta di parma giornalismo giovani Giovannino Guareschi Giuseppe Bertolucci Inceneritore La rabbia Letteratura Libri Libri recensioni Michele Guerra Non è mai troppo Parma Parmabooks parma calcio Parma senza amore Parmigianità Piazza Garibaldi Pier Paolo Pasolini Poesia Politica Primo Giroldini psichiatria Sicurezza Sicurezza Parma Stefano Pioli Tea Ranno Università di Parma

Lascia un commento