Il video parla da solo e mette tristezza: un gruppo di ragazzi che aggrediscono un professore dell’Itis e poi un collega venuto in suo soccorso. Un’immagine che racconta il grave
e violento disagio di troppi ragazzi, e dice allo stesso tempo di come stiano saltando i riferimenti etici e pedagogici di sempre (in questo caso la scuola).
Di fronte a questo video, la Parma della politica non sembra aver capito, oppure fa finta di non aver capito: e ancora una volta si trasforma un fatto serio nell’occasione per inutili comizi o per altrettanto inutili distrazioni, da una parte e dall’altra. Lo dico in breve, perché non dovrebbe esserci troppo tempo da sprecare: da sinistra pochi interventi e non abbastanza incisivi; da destra l’altrettanto triste tentativo di far ricadere le colpe solo sul Comune, quasi che le forze dell’ordine (e chi se ne occupa anche da Roma) non esistessero più.
Allora stavolta c’è da fare soprattutto una cosa, concreta: dedicare al tema della sicurezza, e in particolare al disagio e alla violenza che pervadono troppi giovani, una seduta monotematica del Consiglio comunale, alla quale invitare anche prefetto e questore, per spipegare insieme al sindaco qual è la reale situazione della sicurezza oggi a Parma, quali risorse abbiamo per fronteggiarla, e quali iniziative si possono assumere sul piano educativo (oltre agli interventi concreti di prevenzione e repressione dei fatti violenti). Che cosa serve da Parma e che cosa serve da Roma. Punto.
Senza sconti per nessuno e senza dimenticare alcun aspetto del problema: dall’incidenza della multietnicità, indagando anche il fenomeno dei cosiddetti “maranza”, al disagio di tanti ragazzi anche parmigianissimi, ai pessimi modelli educativi che noi adulti trasmettiamo ai nostri figli. Come cantava De Andrè, infatti, dobbiamo dire a noi stessi che “Per quanto voi vi crediate assolti / siete per sempre coinvolti”.
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