E’ stata un’eccellenza parmigiana del mondo economico. Il ritratto di Lino Cardarelli, con i suoi prestigiosi incarichi,

lo ha già realizzato benissimo Roberto Longoni sulla Gazzetta di Parma: basti ricordare il ruolo di amministratore delegato della Montedison e poi l’incarico diplomatico in Iraq.

Qui aggiungo solo una piccolissima storia, che per me ha avuto il sapore di una piccola magia e che doveva completarsi con un invito a pranzo: ma “al mio rientro da un periodo di cura”, frase di cui ora colgo purtroppo la precarietà. E’ una storia parmigiana, ma sarebbe stato bello se qualcuno l’avesse conosciuta e raccontata sul Corriere della sera, come presto capirete.

Ci fu un prologo un paio di anni fa, quando Roberto Ceresini organizzò alla Feltrinelli una chiacchierata sul Sessantotto. Nel dibattito finale, ci fu un intervento dal fondo, di un signore con mascherina e barba, che subito non avevo identificato ma nel quale poi riconobbi appunto Cardarelli: fece un discorso molto equilibrato e “illuminato”, che mi colpì proprio perché proveniva da un supermanager, che spesso noi associamo ad un’ideologia di solo profitto.

Mi tornò in mente mentre preparavo, a inizio anno, le slide per un incontro al circolo Il Borgo su Pasolini e Guareschi, e sulla conciliabilità degli opposti. Per sintetizzarla, avevo scelto l’immagine delle lucciole e delle lanterne, solitamente simbolo di opposizione: le lucciole erano quelle del famoso articolo di Pasolini sul Corriere della sera, a proposito della mutazione antropologica dell’Italia ormai stravolta dalla “religione dei consumi” (una mutazione che aveva cancellato i valori secolari della civiltà contadina, la cui morte era appunto simboleggiata dalla sparizione delle lucciole nelle nostre campagne); le lanterne si riferivano a una foto della benedizione del Po, in una serata di settembre nella quale il paese di Brescello segue in processione il crocifisso dei film di Don Camillo…

Era la settimana di Sant’Ilario, e proprio in quel giorno Cardarelli fu premiato dalla Famija Pramzana: nel darne conto, la Gazzetta pubblicò con lui una bellissima intervista, sempre a firma di Roberto Longoni. Anche lì c’erano concetti elevati del rapporto fra impresa, cultura e persone: Cardarelli ricordava in particolare la lezione di Adriano Olivetti.

Ma Cardarelli, come dicevo, era stato anche amministratore delegato della Montedison. E in quel famoso articolo sul Corriere, Pasolini concludeva affermando che per una sola lucciola lui avrebbe dato in cambio proprio la Montedison, uno dei simboli dell’economia multinazionale.

Così, aggiunsi qualche slide su questo ulteriore legame parmigiano con il tema pasoliniano, e andai all’incontro del Borgo. Qui scoprii che Cardarelli ne era socio storico, e quindi citai la sua intervista (e la collegai alle lucciole pasoliniane) alla presenza di chi aveva guidato proprio la Montedison.

Alla fine Cardarelli si disse molto interessato da questa riflessione, e ci fu appunto l’impegno di riparlarne. Purtroppo quell’incontro non si potrà più fare, ma al di là della piccola storia che vi ho raccontato, credo che in una lezione come quella di Cardarelli (che fu anche lambito dalle inchieste di Mani pulite ma ne uscì completamente prosciolto) ci siano tanti spunti attualissimi, per una città che voglia cogliere nelle sue eccellenze gli esempi migliori pre costruire il proprio futuro.

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