Il mondo di Lucia è un mondo che non c’è più. Non c’è più nel

giornalismo, dove la freddezza digitale ha mandato da tempo in pensione la biro e soprattutto l’occhio e l’attenzione di chi sapeva scovare gli errori. Oggi lo fa il correttore ortografico, domani una più specifica Intelligenza artificiale: ma né l’uno né l’altra hanno ancora quella umanissima componente che è fatta non solo di professionalità ma anche di dedizione e di senso di squadra, che è poi l’eredità della parte poligrafica della vecchia Gazzetta.

Quando nel 2004 sono arrivato in Gazzetta, è lì che ho trovato Lucia, nel reparto ancora fondamentale della correzione di bozze. La conoscevo indirettamente già dai tempi della tv attraverso Claudia Magnani: storie diverse, entrambe travagliate ma entrambe oltre i propri problemi. Così Lucia sapeva sovrastare i postumi di un incidente con sorriso, ironia ed autoironia, ovvero con i segni di una grande intelligenza, unita a un’altrettanto profonda sensibilità.

Discutere con lei, anche quando ti trovava un errore, era sempre piacevole e faceva crescere. Poi, in un caffè o una pizza veniva fuori, almeno in parte, anche il mondo di Lucia, sempre raccontato come un “mondo di Amelie”, favoloso non perché senza problemi – anzi – ma per lo sguardo eternamente fanciullesco e limpido che Lucia sapeva regalare.

Nel Don Gnocchi mi pareva avesse visto un rifugio per la sua fragilità, oltre che una possibilità di riabilitazione fisica. Dopo una prima chiacchierata, e dopo un messaggio come sempre garbato e carinissimo, giovedì doveva essere il giorno della seconda rimpatriata, ma una volta lì ho saputo del trasporto in ospedale, e poi dagli amici della Gazzetta è arrivata la notizia più triste.

E quel mondo prezioso, per il giornale e per l’amicizia, ora davvero non c’è più. Ciao Lucy!

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