Una mostra “kolossal”, ad immagine e somiglianza del film. E, come il film, bella anche nei suoi difetti: ci manca già

quel Novecento che per 4 mesi ha campeggiato nel cuore di Parma, in quello splendido contenitore che è il Palazzo del Governatore, dove ieri è calato il sipario per la mostra dedicata al film di Bertolucci di mezzo secolo fa.

Certamente una delle mostre più ricche di spunti e suggestioni, davvero degna di un film che ebbe sì tante critiche ma che – proprio nel riparlarne dopo 50 anni – rivela per intero il valore dell’ambiziosa utopistica ispirazione che guidò i fratelli Bertolucci (progetto e sceneggiatura coinvolsero anche Giuseppe, anche se la regia è firmata dal solo Bernardo) in un’impresa davvero epica.

Non ripeteremo qui i commenti che tanti altri e più qualificati visitatori hanno dedicato alla mostra e al film stesso, al quale Parma ha dedicato in questa ricorrenza anche altre iniziative. Ci limitiamo a ribadire che ha sbagliato chi non ha visitato la mostra, specie se appartiene al manipolo che ogni tanto risibilmente lamenta la mancanza di iniziative culturali in città.

Certo: Bertolucci può essere divisivo, dal punto di vista politico. Ma questo, come rioordavo poche sere fa parlandone a Cervia nell’anniversario della sua morte, vale anche per Guareschi o per mille altri: anzi, in un ‘epoca di tifo politico da stadio e di dibattiti col paraocchi, dovremmo cercare proprio chi – magari con idee diverse dalle nostre – suscita riflessioni, dibattiti, dubbi… E in questo senso, l’arrivo a Parma della Fondazione Bertolucci con il progetto di una futura (speriamo a breve) Casa Bertolucci potrebbe essere uno dei punti principali del futuro culturale di Parma.

Novecento e la mostra di Palazzo del Governatore, in questo senso, ci lasciano almeno due preziose eredità: la prima è quella delle due eterne anime del mondo, nel film identificate soprattutto dal rapporto fra i protagonisti De Niro-Depardieu/Alfredo-Olmo (che con sicuro scandalo di tutti i miei amici sia di sinistra che di destra dico che hanno, anche involontariamente, qualcosa di Don Camillo e Peppone…); la seconda è nella riflessione sui valoro di una Civiltà contadina che già allora si davano per persi o quasi (vedi Pasolini). Parlarne anche oggi nel terzo millennio potrebbe risultare meno datato e meno inutile che una semplice rievocazione storico-nostalgica: chissà se Parma, dopo questa bella mostra e dopo le tante altre iniziative, avrà la voglia e la capacità di proseguire questo viaggio fra Novecento e la nostra odierna e confusa quotidianità…

Per chi non c’era – Fotogallery:

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