Sono trascorsi ormai quasi nove mesi. Un tempo simbolico per
generare almeno qualche iniziativa concreta da una storiaccia: quella delle violenze sessuali legate ad un corso di Teatro Due. E la sensazione è quella di un’occasione persa. Da tutta la città.
Di Teatro Due abbiamo già detto più volte. Ovviamente rimane fermo il diritto a difendersi del regista dopo le prime sentenze di condanna del giudice del lavoro (Walter Le Moli ha proclamato la sua innocenza attraverso le parole alla Gazzetta del suo avvocato, ma per ora le sentenze lo inchiodano a gravi responsabilità). E a maggior ragione questo vale per chi è stato condannato per responsabilità oggettiva (il Teatro in genere e in particolare la sua direttrice Paola Donati, che poi si autosospese).
Questa è la parte giudiziaria, ovviamente fondamentale anche per ogni tipo di riflessione. Ma qui possiamo solo attendere le prossime decisioni dei giudici di fronte ai vari ricorsi, mentre per il momento dobbiamo attenerci alle sentenze precedenti.
L’occasione persa rimane comunque, anche in attesa dei verdetti definitivi. Una simile storiaccia, in un Teatro al quale i parmigiani possono esprimere solo gratitudine per lo straordinario lavoro culturale di questi decenni, doveva comunque deflagrare anche in positivo, producendo (e io dico anche “ospitando”) un dibattito che andasse al di là della vicenda giuridica specifica ma fosse – catarticamente, per usare un termine teatrale – un grande momento di riflessione. Senza impropri processi paralleli (quelli ripeto che vanno fatti solo in tribunale), ma anche senza sconti e senza ambiguità.
Il Teatro (la ripetuta T maiuscola non è casuale) che ci ha abituati ad essere in anticipo culturale sui ritmi e sui temi della placida e semiaddormentata provincia, doveva e deve esserlo anche qui. Il Teatro che fin dalla sua nascita, con i Festival Universitari, ha saputo farsi guidare da una visione cosmopolita e dalla capacità di mescolare culture diverse, doveva e dovrebbe farsi carico anche di un incontro intellettuale fra due culture, uomo e donna, troppo spesso violentemente sbilanciate per la nostra cultura di possesso che spesso sfocia appunto nella violenza.
Avevo anche indicato un gesto simbolico, che ora ripropongo. Un Teatro che è della città, oltre che di chi ci lavora e di chi lo dirige, avrebbe potuto, anche solo per un giorno se non per un vero e proprio mini-festival, aprire le sue porte, per una giornata-dibattito sul tema della violenza contro le donne che continua a riempire le nostre cronache quotidiane anche nel terzo millennio. Una giornata davvero aperta, tanto che simbolicamente l’avrei affidata (al di là di ogni polemica o possibile contrasto) a quella Casa delle Donne che aveva avuto il merito di portare alla luce lo scandalo che altrimenti rischiava di rimanere seminascosto nelle cronache, anche per le limitazioni della prima sentenza sui nomi e luoghi coinvolti.
Ovviamente il discorso andrebbe poi esteso ad altre realtà e istituzioni e associazioni: di una di queste (Maschi Che Si Immischiano) faccio parte, e il nostro Marco Deriu aveva prodotto in quei giorni una riflessione molto profonda e preziosa. Ma non è tanto un discorso di chi e come: sarebbe in ogni caso significativo FARE qualcosa. E portare nel Teatro un momento che di quel Teatro sia degno, diversamente da ciò che i giudici hanno fin qui accertato.
Avevo però anche aggiunto un interrogativo, specie vedendo alcune reazioni politiche un po’ strumentali e miopi, ovvero: quanti Teatri Due ci sono a Parma? Una domanda che voleva evitare un secondo e diverso errore rispetto al silenzio, ovvero la convinzione che quello attribuito al regista e al Teatro fosse un caso isolato, rispetto ai tanti altri ambienti nei quali si svolge quotidianamente la vita di Parma. E proprio nei giorni scorsi, purtroppo, ancora le cronache hanno risposto, con un’altra storiaccia per di più con vittima una giovanissima, molestata da un istruttore di equitazione in un noto Circolo cittadino.
Ecco. I nove mesi e queste due notizie dovrebbero insegnarci almeno una cosa: la violenza sessuale abita anche qui nella nostra bella città, è trasversale e non è certo limitata ai portatori di altre culture o religioni (che pure a loro volta spesso incrementano le cronache di questo tipo).
E’ un problema di tutti, quindi. E Parma dovrebbe trovare il modo di non voltarsi ancora dall’altra parte distrattamente, con il rischio poi di essere nuovamente svegliata da altre notizie di questo tipo.
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