Un onore, un piacere e un’emozione. L’onore, e piacere, è stato quello di tornare a parlare di Giovannino, a chi si trova in Romagna per le proprie vacanze. L’emozione è quella che si prova ogni volta
che, prima di lasciare Cervia, si passa da quella strada stretta e a senso unico che ha avuto il nome di viale: viale Bellucci.
Lì, una casa chiara e introdotta da una breve rampa di scale si distingue da tutte le altre per quella particolarissima e inconfondibile scritta esterna. Non una scritta “normale”: una firma. E neppure una firma normale: Giovannino Guareschi, infatti, fra le sue mille invenzioni aveva anche pensato a quel cognome vergato come un disegno, con la G iniziale trasformata in fulmineo e geniale autoritratto.
A Cervia Guareschi trascorse una parte degli ultimi anni, cercando sollievo dopo l’infarto che lo aveva colpito non solo nel fisico ma anche nel morale. Ma un nuovo attacco lo colse proprio in quella casa, la mattina del 22 luglio 1968, questa volta senza lasciargli scampo.
In quel bell’angolo di Romagna, Guareschi non è mai stato dimenticato, e le mie chiacchierate sono solo un piccolo momento di una serie di iniziative costanti. Alle quali, negli ultimi anni, si è aggiunta la proposta di cittadinanza onoraria postuma per lo scrittore parmense.
A Cervia la giunta è di centrosinistra. Guareschi, invece, per quanto difficile da incasellare fu certamente sostenitore della destra. Ma fu anche, ed è, lo scrittore capace di creare Don Camillo e Peppone, quotidianamente mossi dalle loro idee opposte ma poi capaci di trovare le sintesi di buon senso nell’interesse della collettività.
Ecco: proprio per questo la cittadinanza onoraria a Guareschi dalla giunta di Cervia sarebbe non solo un riconoscimento postumo a un ospite illustre della città, ma anche un messaggio elevato e attualissimo, per uscire dalla sterilità del continuo muro contro muro della politica e per trovare – appunto – le soluzioni migliori per crescere insieme, pur senza rinunciare alle proprie rispettive idee…
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