Che bel pomeriggio all’Università dei Paolotti! Questa volta dall’altra parte della cattedra, a prendere appunti sui banchi e a sentir parlare di poesia.

E lo meritava davvero la

“lezione” dedicata a Pier Luigi Bacchini, che per la Poesia tradì la Medicina, tradizione di famiglia, per imboccare la strada che dall’Ospedale (anziché alle aule universitarie) si distendeva verso Milano. Una scelta che ci ha regalato versi che non finiscono di stupirci, emozionarci, interrogarci.

Tutte queste sensazioni si sono inseguite e mescolate nell’incontro, davvero intenso e arricchente, che si è svolto nell’ambito del Corso di Lettere, con la regia del prof. Nicola Catelli, per studenti e non solo.

Fosse stato a pagamento, il prezzo dell’eventuale biglietto sarebbe stato giustificato già solo dal primo intervento, di Paolo Briganti (a sua volta prof per decenni in quelle aule): la sua lettura-spiegazione dei versi di Considerazioni su un masso è stata tanto appassionata quanto chiara e coinvolgente, dopo una carrellata sulle varie tappe della produzione poetica bacchiniana. E ci ha regalato quella che è davvero la magìa della Poesia e delle parole, di quello che definire “poeta-scienziato” è forse giusto ma sempre più riduttivo.

E nella sua scia, Luca Ariano ha guidato un viaggio nel tempo con continui rimandi fra l’ultima raccolta – appunto Staminali eterne – e quelle precedenti, perché Bacchini ha impostato buona parte della sua poetica affrontando temi simili ma rinnovandoli ad ogni nuovo libro.

Ma non era ancora finita, perché il dialogo finale tra Alessandro Bianchi e Camillo Bacchini (con la sua testimonianza duplice, di curatore del libro uscito postumo e ovviamente di figlio) non solo ci ha offerto nuovi importanti particolari sulla genesi di Staminali eterne e sulla biografia del poeta, ma ci ha portati anche alla scoperta dei versi “religiosi” di Bacchini. Che non significa né una conversione finale (quei versi in realtà erano stati scritti anni fa a macchina, per poi unirsi alle composizioni nate dopo il 2009) né una Fede continua e senza dubbi. Però sono versi potentissimi, ad esempio nella poesia Crocifissione nella quale i versi sono descrizione scientifica e quindi umanissima dell’agonia di Cristo: “Inspirazione / espirazione / poi inspirare; un grido / l’espirazione” (quando lessi il libro in marzo annotai che quei versi mi evocavano la crocifissione filmica di Pasolini nel Vangelo secondo Matteo).

E non meno potenti sono i versi iniziali, scelti acutamente da Camillo Bacchini per le prime pagine della raccolta in quanto I sepolti (questo il titolo della poesia) è un viaggio quasi dantesco nel cimitero della Villetta, con passaggi forti ed un finale che dice anche tutta la dolcezza di cui era capace Pier Luigi Bacchini: “E non cercare soldi nelle tasche d’un poeta”.

No: soldi no, ma ben più grande e preziosa è l’eredità di un poeta e di un uomo al quale la Parma della Cultura dovrà dedicare ancora tante attenzioni.

(PS per gli studenti non solo di Lettere ma anche di Giornalismo: in questo articolo troverete una contaminazione fra Poesia e giornalismo che ancora mi scalda il cuore. Una sera, con la sua solita e cortese disponibilità, Pier Luigi Bacchini accettò di venire negli studi di Tv Parma a commentare in diretta – attraverso gli haiku del libro che aveva da poco pubblicato – i fatti di cronaca di quel giorno, che cadeva nel pieno dello scandalo Parmalat. Fu una serata televisiva folle e bellissima).

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