No: non è stato solo un amarcord. Sì: è vero che nonostante il caldo qualcuno non resisteva ad accenni di ballo, all’ombra (si fa per dire) delo Palazzo Ducale o perfino sulle sedie, occupate da un pubblico folto. Però

quella che poteva essere “solo” una serata-nostalgia è diventata molto di più.

E l’aspetto più bello della serata omaggio per i Corvi al Parco Ducale è stato proprio questo. Bello il concerto, bravissimi i musicisti in scena (dai parmigiani alla guest star Ivan Cattaneo), bravissimi gli organizzatori…Ma c’è stato anche altro, che qui provo a riordinare, da spettatore e da innamorato di musica e di Parma.

  1. Ovviamente le canzoni, innanzitutto. Ad iniziare da quel Ragazzo di strada che perfino ripetuto 2-3 volte non stancava mai, ed è stato il vero inno della serata compreso il coinvolgente finale. Un brano che continua a consegnarci un bellissimo interrogativo; perché la versione dei Corvi è così speciale – e non lo diciamo solo noi parmigiani per campanilismo – da non mostrare l’usura neppure dopo 60 anni e da non temere confronti neppure con voci più blasonate come quelle dei Pooh o di Vasco (la versione di Cattaneo fa storia a sè)? Non è solo la voce “cartavetrata” di Angelo, che pure è unica: c’è dentro tutta la grinta e la voglia di arrivare di quattro ragazzi “affamati”, anche letteralmente. Ma affamati anche di musica. E di successo, ma non in senso divistico. E qui scatta l’aspetto numero…
  2. La sincerità (parola che compare anche nel testo di Che strano effetto). Ci sono stati certamente gruppi anche migliori e più famosi, ma nel proporsi dei Corvi non c’è mai stato nulla di artificiale. Un altro protagonista del beat emiliano, Augusto Daolio, mi disse un giorno in un’intervista che i Nomadi piacevano perché gli spettatori capivano che in loro “non c’era plastica”. Tutto genuino, e quella via emiliana alla musica dei Nomadi, schietta come un lambrusco, è sicuramente stata anche la cifra dei Corvi.
  3. La varietà di registri. Se ne parla poco, e forse non è la prima cosa che venga in mente parlando di loro, ma sarebbe sbagliato ridurre le proposte musicali dei Corvi alla grinta di Un ragazzo di strada o Bang Bang o Che notte ragazzi! ecc. C’è anche un filone quasi mistico: Quando quell’uomo ritornerà, Si prega sempre quando è tardi, che fa capire come mai proprio i Corvi fossero stati chiamati da don Pino Setti per una partecipatissima messa beat in piazzale Pablo. Uno “scandalo” che avrebbe poi originato il trasferimento dello stesso don Pino e la conseguente occupazione della Cattedrale da parte del gruppo dei giovani cattolici dissidenti: i Protagonisti. Una clamorosa e particolarissima pagina del Sessantotto parmigiano e italiano.
  4. Le affinità culturali. A un certo punto, lo spettacolo presentato dalla bravissima Daniela Ferrari ha proposto proprio un intermezzo legato ai Ferrari e alla loro marionetta-simbolo Bargnòcla, con la voce di Gimmi Ferrari (così come la tecnologia ha consentito che in una parte dello spettacolo il “frontman” fosse Angelo, virtuale eppure presentissimo). Ed è forse simbolico che la Casa dei burattini dei Ferrari si trovi nel delizioso complesso di San Paolo esattamente a metà strada fra due riferimenti internazionali e “nobili” della nostra Cultura: la Camera di San Paolo del Correggio e il luogo della pagina culminante della Certosa di Parma di Stendhal. Ecco; nella cultura parmigiana c’è anche questa seconda importanmte anima, forse meno elegante ma sanguigna e fondamentale (lo scrivo alla vigilia dei giorni in cui ricorderemo le Barricate…).

Da tutto questo deriva l’eredità di una bellissima serata (complimenti a Pierangelo Pettenati, al Piano B di Silvana Erasmi e a tutti coloro che l’hanno organizzata, in collaborazione col Comune). E non è, come dicevamo all’inizio, solo un’eredità di belle note e bei ricordi.

E’ invece una lezione certamente di parmigianità, ma atipica e lontana dai clichè esteriori di cui spesso ci ammantiamo. E’ anche una lezione di studio, per migliorarsi, e di passione: e nell’assolo finale della batteria di Claudio Benassi (anche lui presente nel concerto grazie alle tecnologie di oggi) è sembrato di cogliere un preziosissimo doppio invito. Restare insieme, come il pubblico e come i gruppi che si sono esibiti sul palco, per essere un po’ tutti Ragazzi di strada. Per sempre.

Leggi anche ; I Corvi. Il sogno di Claudio (e nostro) continua

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